Mio padre ha aperto un blog. Per la sua classe di studenti. Nuovi strumenti di lavoro nella scuola 2.0.

Mi ha chiesto di aiutarlo a gestire un pochino il backend del blog e sono tornata su una piattaforma Tiscali dopo anni. Quanti cambiamenti, eh? Il mio blog ancora qui, però. L’ultimo post risale all’agosto 2008. E racconta di una passeggiata notturna con G a Cagliari durante una delle mie vacanze brevi da emigrata.

Quindi, facendo un bel riassuntino, dall’ultima volta che ho scritto, cosa è cambiato?

Sono ancora emigrata. Ma ho lasciato Milano per spostarmi solo un po’ più giù. E poi chissà. Già fremo per un altro cambiamento.

Ho molti nuovi amici. Ho lasciato la compagnia di “amici” che mi ha iniziato alla vita milanese. Ho superato una forte crisi sentimentale che mi ha attanagliato per diversi mesi. Ho cambiato lavoro due volte.

Insegno italiano per stranieri la sera.

Mi sono sposata. Già. E abbiamo adottato un bambino a distanza.

 

E questa sera ho scoperto che ho ancora l’utenza attiva per entrare qui dentro. Per un attimo ho pensato “E se ricominciassi?”. Ho già scritto in altri due blog nel giro di questi tre anni. Ma nessuno è stato come questo. Forse ho perso l’ispirazione. Non sono più la studentessa universitaria fuorisede che sogna di tornare in Sardegna. Non ho più il tempo libero di quegli anni lì e maltratto i miei neuroni pensando mille post contemporaneamente senza metterne mai uno per iscritto.

Questo potrebbe diventare un blog bulimico. E incompiuto.

Oppure tornare a essere quel laghetto placido sulla cui sponda passare qualche minuto buono ogni tanto.

Ci devo pensare. Ora ho troppa voglia di andare a leggere quello che è passato.

 

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Strascichi

Ho una valigia aperta di fronte al letto. Non sarà difficile riempirla, non ho l’ansia di farlo, di dimenticare qualcosa di importante. Sto tornado a Casa, je m’en foute di tutto il resto.

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Recidiva

Il bucato della vicina di casa si riflette sui vetri della finestra di fronte, il bianco delle lenzuola contro lo sfondo azzurro intenso del cielo. Uno scorcio estivo che potrebbe anche farmi credere di essere sulla terrazza di casa di nonna, quella in cui d’estate il pavimento di catrame era rovente e i sandali rimanevano appiccicati al suolo. Da lì si vede tutta la pineta e i monti, dietro i quali si nasconde il mare.

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E’ peggio di quando andavo a scuola e odiavo la domenica perchè veniva prima del lunedi, e il lunedì avevo due ore di fisica.

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Da un giorno all’altro è successo che la parolina magica, quella che per tanti è uno splendido miraggio, si è insunuata nella mia vita. Un pò a tradimento, devo dire.

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Stupida io che mi scervellavo per trovare un modo con cui descrivere tutta ‘sta roba e questo periodo veramente strano e via dicendo.

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Ma è possibile che solo gli altri siano capaci di dire le cose come stanno?

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Sono un’ingrata.

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